Libera professione: ingegneri allo specchio

Nel corso della Giornata Nazionale della Libera Professione è stata presentata un’indagine del Centro Studi CNI sugli ingegneri liberi professionisti

Nel corso della Giornata Nazionale della Libera Professione, tenutasi lo scorso martedì, è stata presentata un’indagine realizzata dal Centro Studi CNI su un campione di poco più di 3.000 ingegneri iscritti all’Albo, gran parte dei quali esercita la libera professione. Lo scopo dell’indagine era quella di sondare quali potenzialità e quali criticità gli ingegneri sentono di poter cogliere e di dover affrontare nell’esercizio della loro professione. Inoltre, si voleva comprendere l’opinione degli intervistati rispetto a due focus tematici: il miglioramento della disciplina delle STP come strumento di aggregazione; il valore strategico del rapporto tra professionisti e Pubbliche Amministrazioni.

“Nel corso degli ultimi anni la professione di ingegnere è andata incontro a indubbi cambiamenti – ha commentato Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI -. Subito dopo la crisi determinata dal Covid-19, si è registrata una cospicua crescita del volume d’affari di gran parte degli studi professionali e del reddito professionale medio. In attesa di comprendere fino a che punto questa crescita sia definibile come una bolla destinata a rientrare, appare chiaro che ci sia stato un salto dimensionale e di strategia di molti organismi professionali: il lavoro si muove su binari che non sono più quelli di sei o sette anni fa. Non a caso, stando all’indagine, chi opera come libero professionista sembra molto convinto della scelta fatta, ritiene che il mercato offra buone possibilità e prospettive di lavoro e non emergono motivi di generale malcontento. L’83% degli intervistati, infatti, si è dichiarato soddisfatto di esercitare la libera professione e appare determinato a cogliere le opportunità che il mercato offre anche a fronte di eventuali criticità temporanee. L’indagine, inoltre, fa emergere la richiesta da parte degli ingegneri liberi professionisti di una opportuna azione politica e di rappresentanza. Il riferimento, in particolare, è alla richiesta di maggiori tutele del singolo professionista nell’esercizio dell’attività lavorativa, la necessità di migliorare i rapporti con le Amministrazioni pubbliche con cui molti professionisti sono chiamati ad interfacciarsi e la necessità di innalzare il livello di remunerazione delle prestazioni professionali. Su questo terreno il Consiglio Nazionale è chiamato a fare la sua parte”.

“La nostra indagine presentata nel corso della Giornata Nazionale della Libera professione – ha affermato Elio Masciovecchio, Vicepresidente del CNI – tocca anche un altro aspetto importante: il recente disegno di riforma della disciplina degli ordinamenti professionali. Va sottolineato che il livello di conoscenza dei contenuti della riforma risulta basso. Solo il 37% degli intervistati è al corrente di questo progetto normativo, il che rende indispensabile uno sforzo da parte di tutti per una sua corretta divulgazione. In merito alla disciplina delle Società tra Professionisti, la conoscenza dei loro meccanismi di funzionamento e dei vantaggi generati risulta ancora troppo bassa. Esse sono percepite ancora come strumento i cui vantaggi sono ancora difficili da comprendere. Tuttavia, va rilevato che, tra i professionisti più consapevoli, si segnala l’esigenza di estendere il regime di tassazione del reddito professionale forfetario anche ai soci delle STP. In secondo luogo, molti chiedono che la disciplina fallimentare non si applichi a questo tipo di società. In generale la percezione è che per molti ingegneri le società di ingegneria siano più funzionali rispetto alle STP. Quanto ai rapporti tra professionisti e Pubblica Amministrazione, infine, oltre la metà degli ingegneri interpellati segnala una certa criticità di rapporti per lunghezza eccessiva delle procedure, la sovrabbondanza di norme da conoscere e rispettare, la difficoltà nello stabilire una interlocuzione diretta ed efficace con gli Uffici pubblici stessi”.

Analizzando i contenuti del rapporto, si evince che negli ultimi 5 anni il numero dei liberi professionisti si è ridotto del 3,4% (2019-2024) a fronte di un incremento del 19% degli studi con dipendenti. Aumenta, dunque, la dimensione di molte strutture e questo fenomeno ha riguardato certamente anche il settore dell’ingegneria che ha registrato, dalla fase post-Covid ad oggi, un incremento piuttosto consistente del volume d’affari e del reddito professionale. Secondo i dati Inarcassa, dal 2019 al 2025 il volume d’affari degli ingegneri liberi professionisti è passato da 3,8 miliardi di euro a 6,8 miliardi con un incremento del 65%, mentre per gli Architetti si è passati da un fatturato complessivo di 2,3 miliardi di euro a 5,1 miliardi, più che raddoppiando i risultati. D’altra parte, il reddito professionale medio degli ingegneri iscritti ad Inarcassa è passato da 35.682 euro annui, nel 2019, a 62.216 nel 2024, segno di un forte ciclo espansivo registrato dal mercato dei servizi di ingegneria e architettura. Molti professionisti riconoscono che attualmente le opportunità di lavoro nell’ambito dell’ingegneria sono elevate: è di questa opinione il 65% degli intervistati, a fronte del 35% che invece non ravvisa elementi positivi.

Relativamente alla riforma delle professioni, dal sondaggio effettuato dal Centro Studi CNI emerge come solo il 37% degli intervistati sia a conoscenza di tale revisione. La percentuale aumenta intorno al 44% solo tra i professionisti più anziani, mentre nella classe fino a 35 anni la quota di chi è a conoscenza della riforma si attesta al 24%. Ciò nonostante, chi è a conoscenza del processo di riforma in atto ha dato interessanti indicazioni sulle possibili priorità di intervento: tutela dell’attività lavorativa, ad esempio in caso di mancati adempimenti per motivi di malattia o di maternità/paternità e l’estensione della disciplina dell’equo compenso alla committenza privata; forme di assicurazione per responsabilità civile del professionista; migliore definizione delle attività riservate agli ingegneri e delle incompatibilità tra l’esercizio della libera professione di ingegnere ed altre eventuali attività lavorative.

Uno degli aspetti su cui la Giornata Nazionale della Libera Professione si è focalizzata è quello relativo alle forme di aggregazione tra professionisti, in particolare attraverso le STP. Tra gli intervistati appena il 4% ha dichiarato di avere una conoscenza approfondita della disciplina delle STP ed il 40% la conosce per larghe linee, mentre il 56% non ne ha nessuna conoscenza. Leggermente diversa appare la situazione relativamente alle società di ingegneria per le quali il 10% ha una conoscenza approfondita ed il 40% le conosce a grandi linee. In generale, la netta maggioranza degli intervistati ha un atteggiamento rispetto alle STP sostanzialmente neutro, considerandolo uno strumento potenzialmente interessante e capace di creare vantaggi per l’esercizio della professione.

Infine, il rapporto con la PA. Il 64% degli intervistati si interfaccia, nell’esercizio del proprio lavoro, con gli uffici della Pubblica Amministrazione e il 60% ravvisa delle specifiche criticità. Il 71% dei professionisti intervistati segnala come un problema ancora oggi la lentezza di alcune procedure di approvazione di pratiche presentate; il 63% ritiene spesso complicata l’interlocuzione diretta con gli Uffici pubblici; il 56% ritiene non sempre facile l’accesso e l’uso delle piattaforme digitali per la presentazione di pratiche. Si tratta, dunque, di un percorso che ha ampi margini di miglioramento che potrebbe svilupparsi su due assi: un processo di snellimento e efficientamento di molte norme; l’attivazione, in seno alla struttura pubblica, di sportelli che consentano ai professionisti una interlocuzione diretta, ufficiale e precisa con il personale della PA.

In allegato al presente comunicato l’indagine completa.

Roma 13 marzo 2026

Comunicato stampa

Allegato: Nota redatta dal Centro Studi CNI - Temi di dibattito e questioni aperte per gli ingegneri liberi professionisti