RPT: Nuova politica sui bonus edilizi e incentivi ad imprese meno complessi
Le indicazioni della Rete delle Professioni Tecniche in occasione delle audizioni in tema economico su Documento di finanza pubblica e capacità competitiva del sistema Italia
La Rete delle Professioni Tecniche ha partecipato, lunedì e martedì scorsi, a due importanti audizioni in materia economica. La prima, presso le commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, in merito al Documento di Finanza Pubblica 2026. La seconda, presso la X Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo, avente per tema la capacità competitiva del sistema Italia, le dinamiche del PIL nel periodo 1992-2025 in rapporto alla media UE e le leve di intervento sui settori produttivi per sostenere la crescita. In entrambe le occasioni la RPT è stata rappresentata da Elio Masciovecchio, Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.
In relazione al Documento di Finanza Pubblica 2026, sebbene esso attesti un ridimensionamento della crescita delle principali variabili macro economiche del Paese rispetto alle previsioni elaborate a fine 2025, risultato di un quadro economico complesso dovuto a gravi situazioni di conflitto su fronti diversi, la RPT ha notato come, in linea di principio, il Paese possa contare su una forte capacità di resilienza. Non va dimenticato, ad esempio, l’effetto trascinamento positivo registrato negli ultimi anni dal comparto delle costruzioni che, dal periodo successivo alla pandemia da Covid-19, ha registrato una fase espansiva dando un contributo apprezzabile alla crescita del Paese.
“Non intendiamo entrare nel merito della questione Superbonus che è certamente complessa – ha detto Masciovecchio -. Tuttavia, se è vero che i bonus edilizi hanno notevolmente appesantito il bilancio dello Stato, perché l’intervento è stato troppo esteso nel tempo e con agevolazioni eccessive, non va dimenticato che i Superbonus hanno comunque rimesso in moto il comparto delle costruzioni che è tornato a dare un importante contributo alla crescita del Paese. Tra il 2020 ed il 2025 gli investimenti in costruzioni sono cresciuti in Italia del 66% a fronte di una crescita del 60% degli investimenti in mezzi di trasporto e del 24% degli investimenti in impianti e macchinari. Soprattutto tra il 2020 ed il 2025 il valore aggiunto del settore manifatturiero è cresciuto del 40% a fronte di un incremento del 73% nelle costruzioni. Il peso del valore aggiunto delle costruzioni sul totale del valore aggiunto è aumentato, passando dal 4,4% nel 2020 al 5,6% nel 2025. Senza contare, poi, i ritorni in termini di gettito fiscale e di crescita dell’occupazione. Anche alla luce dei dati recenti forniti dal Documento di Finanza Pubblica, riteniamo sia utile mantenere aperta una riflessione sui bonus per l’edilizia, evitando invece di chiuderla alla luce dell’esperienza dei Superbonus. Soprattutto riteniamo utile costruire ex novo una politica di medio periodo che faccia leva su forme di agevolazione fiscali, sostenibili per lo Stato, che consentano l’efficientamento energetico ed il miglioramento della sicurezza strutturale degli edifici, tenendo conto che il patrimonio residenziale italiano presenta livelli di vetustà e di degrado abbastanza elevati e diffusi nel Paese”.
In merito al tema della seconda audizione, in particolare alle leve di intervento da attivare per la competitività dei settori produttivi, la RPT si è soffermata essenzialmente su due aspetti. In primo luogo l’opportunità di proseguire sulla strada già intrapresa degli incentivi al comparto manifatturiero e dei servizi, agendo sul doppio binario del sostegno alla digitalizzazione ed all’incremento della sostenibilità ambientale dei processi produttivi. In secondo luogo sull’opportunità di ridisegnare il sistema di incentivi a favore del comparto delle costruzioni, attraverso cui modernizzare e rendere più efficiente il patrimonio immobiliare italiano, in linea con i principi dettati da tempo dalla Commissione Europea. Su quest’ultimo punto la RPT ha ribadito quanto già espresso nell’audizione del giorno precedente relativa al Documento di finanza pubblica 2026.
“Relativamente al comparto manifatturiero e dei servizi – ha affermato Masciovecchio - riteniamo che debbano essere garantiti sistemi di incentivo che sostengano, in modo trasversale ai differenti comparti, percorsi di innovazione, in particolare in termini di digitalizzazione dei processi produttivi come inaugurato dal 2016 con il Piano Industria 4.0, divenuto poi Transizione 4.0 ed oggi approdato al Piano Transizione 5.0. Va detto, però, che la bontà di questi strumenti spesso è messa in discussione dalla eccessiva complessità: meccanismi di controllo troppo rigidi e norme troppo dettagliate non implicano necessariamente il corretto uso delle risorse da parte dell’utente finale. Inoltre, è necessario che l’accesso alle misure di sostegno sia garantito per un periodo di almeno tre anni, in modo da consentire alle imprese di programmare in modo adeguato i propri investimenti”.
Roma 29 aprile 2026


