Per un’IA che ispiri fiducia serve un ingegnere formato, competente e responsabile

Si è tenuto ieri, presso la Camera dei Deputati, il convegno “Ingegneria della fiducia nell’era dell’Intelligenza Artificiale” organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri

“Questa giornata di riflessione giunge in un momento opportuno. L’Europa porta a compimento l’AI Act e il nostro Paese si è dotato della prima legge organica sull’intelligenza artificiale. Questa legge afferma un principio a noi caro: nelle professioni intellettuali l’intelligenza artificiale può essere uno strumento di supporto, ma deve restare prevalente il lavoro dell’uomo. È un principio sano, eppure la norma, da sola, non basta. Quando le macchine apprendono in fretta, gli algoritmi decidono e i processi si automatizzano, chi garantisce che quelle decisioni siano corrette, sicure ed eque? Chi risponde, davanti ai cittadini, quando un sistema sbaglia? La nostra risposta è una sola: il professionista formato, competente e responsabile. In una parola l’ingegnere. Ogni volta che una decisione importante viene presa senza che nessuno, con competenza, ne risponda, non è la tecnologia a fallire: è la fiducia a incrinarsi”. Così si è espressa Carla Cappiello, Vicepresidente vicario del CNI nell’intervento che ha introdotto i lavori del convegno “Ingegneria della fiducia nell’era dell’IA” tenutosi ieri nella Sala della Regina presso la Camera dei Deputati.

La Cappiello ha poi aggiunto: “Abbiamo scelto un titolo impegnativo, della cui intuizione ringrazio l’on. Fantinati che per l’organizzazione di questa giornata si è speso tantissimo. Nell’era digitale la fiducia non è un sentimento da invocare: è un’infrastruttura da costruire. E come ogni infrastruttura, ha bisogno di chi la progetti a regola d’arte, ne verifichi la tenuta e se ne assuma la responsabilità”. I lavori sono stati introdotti anche dall’intervento di Mattia Fantinati (già Sottosegretario PA, CEO Ainnova): “Ormai tutti usiamo l’IA, ma questa non potrà mai generare quello che rappresenta il luogo in cui ci troviamo oggi: la democrazia e la libertà. Il problema è come governare questo strumento. Oggi l’IA è capace di imparare da sola. Questo apre molte questioni fondamentali. Dobbiamo saper gestire i rischi delle tecnologie. L’IA sostituirà il professionista? No, ma certamente porterà ad una trasformazione cui bisognerà adattarsi”.

I lavori sono stati preceduti dai saluti istituzionali. “Solo adottando scelte consapevoli e strumenti capaci di preservare la centralità e la dignità della persona umana – ha detto il Presidente della Camera Lorenzo Fontana – l’innovazione potrà esprimere pienamente i propri benefici. Per questo è fondamentale favorire il dialogo tra le istituzioni e i professionisti che a vario titolo concorrono a governare questi profondi cambiamenti”. Ciro Maschio (Presidente della Commissione Giustizia della Camera) si è espresso così: “L’Europa rischia di stare indietro sullo sviluppo della tecnologia. Ma bisogna vincere la sfida. E’ necessario regolare una materia così complessa. Il Parlamento è intervenuto più volte su cybersecurity e IA e ha il compito di legiferare per far sì che queste infrastrutture non contraddicano la tutela dei diritti fondamentali”. Per Michele Gubitosa (Vicepresidente Movimento 5 stelle) “La rivoluzione nasce quando il PC è entrata nelle case e nelle imprese di tutto il mondo e non è ancora compiuta. Negli anni quello che è mancato è una classe politica all’altezza di questa tecnologia. Non bisogna aver paura dell’IA, l’unico timore è quello di non avere una classe politica in grado di gestirla sul piano normativo”. Secondo Alfredo Bazoli (Commissione Giustizia del Senato) “Dobbiamo porci il problema, soprattutto in ambito di giustizia, di garantire che determinati strumenti siano efficaci e trasparenti”. Angelo Domenico Perrini, Presidente del CNI, ha portato i saluti del Consiglio Nazionale: “Davanti all’intelligenza artificiale – ha detto - si fronteggiano spesso due tentazioni opposte: c’è chi la saluta come la soluzione a ogni problema e chi la teme come un pericolo da cui difendersi. Sono convinto che sbaglino entrambi. L’intelligenza artificiale è una grande opportunità, ma è anche una tecnologia esigente, che per essere governata richiede professionisti altamente specializzati e una solida cultura della responsabilità”.

I lavori, moderati dal giornalista Alessio Postiglione, si sono articolati attraverso tre panel. Il primo è stato dedicato a Criminal Science e Ingegneria Forense. Valentina Monda (CEO Gruppo V.I.LAB), specialista in investigazioni digitali e analisi forense, si è soffermata sulle opportunità di business nel settore, partendo dal punto di vista delle PMI, mettendo in risalto l’aspetto relativo alle competenze necessarie per governare i processi e alla responsabilità. Claudio Tomazzoli (Componente del Comitato C3i del CNI) ha illustrato come determinati strumenti di IA possano essere utilizzati per creare dei deepfake o anche per scopi nobili come realizzare favole per bambini. Massimo Pecci (DG Olidata Cybersecurity) ha spiegato come deve evolversi la crittografia e l'architettura di sicurezza per restare al passo, considerando che con l'avvento dell'IA generativa, gli attaccanti dispongono oggi di strumenti sofisticatissimi per produrre malware, phishing e deepfake. Alessandro Graziani (Presidente Ordine Avvocati Roma), esperto di diritto penale e delle nuove sfide della prova digitale, ha affrontato la sfida rappresentata dalla prova digitale per gli avvocati. Valerio De Gioia (Magistrato, Corte d’Appello Roma), giudice esperto in reati complessi, si è soffermato sulle implicazioni dell’IA nella valutazione della prova e nella responsabilità penale. Ha sottolineato, in particolare, come i sistemi di IA possano avere un utilizzo molto utile sul piano predittivo e delle ricerche.  

Il secondo panel si è occupato di Intelligenza Artificiale e Compliance Normativa. Emanuela Girardi (Presidente ADRA EU) ha affermato che la corsa all’IA, sia in Italia che in Europa, sia stata sostanzialmente persa. Non essendoci attualmente ingenti risorse da investire, non resta che andare oltre verso la nuova frontiera rappresentata dalla robotica per l’IA. Roberto Magnani (Comitato Tecnico Scientifico di ENIA® -Ente Nazionale I.A.) ha descritto come riuscire, nelle piccole e medie imprese o in uno studio professionale, a favorire la fiducia nelle tecnologie con un ambito normativo sull'IA in continua evoluzione. Alessandro Valenza (T33), esperto di politiche pubbliche e innovazione, ha spiegato cosa serve per inserire la IA nella PA, sottolineando che ogni nuova riforma ha bisogno di organizzazione e capacità di governance. Manuela Rocca (Direttrice Generale aggiunta di TELT) ha raccontato l’esperienza della sua azienda che ha lavorato alla compliance normativa dell’IA basandosi su governance e formazione. Pietro Pacini (DG CSI Piemonte), esperto di sistemi informativi, governance digitale e servizi pubblici, ha spiegato come e con quali modelli la sua azienda supporta la PA nel tentativo di superare le sfide operative dell’IA. Il terzo e ultimo panel ha trattato Cybersecurity e Crittografia. Paolo Reale (Consulente informatico forense e componente del Comitato C3i), a partire dalla sua esperienza in digital forensics, analisi tecnica e supporto alle indagini giudiziarie, ha sottolineato che l’IA consente di creare contenuti perfettamente credibili e dunque complicati da identificare. In questo contesto, la fiducia deve basarsi sulla competenza, ma a patto che questa venga riconosciuta, ad esempio tramite l’iscrizione all’Albo. Disponiamo delle tecnologie per creare fiducia ma occorre metterle a sistema ed utilizzarle, per questo servono gli ingegneri. Alessandro Lucchetti (Avvocato) fa proposto una valutazione sul tema dal suo particolare osservatorio professionale.

Le conclusioni della giornata sono state tratte da Gennaro Annunziata (Coordinatore del Comitato C3i del CNI) che ha sintetizzato le risultanze del dibattito. “La fiducia non nasce da una certificazione o da un mero adempimento formale – ha detto -. La fiducia deve essere fondata su competenza, regole e responsabilità. Perché nel digitale il rischio non è soltanto l’errore evidente, ma qualcosa di più sottile: confondere ciò che è conforme con ciò che è vero. Ed è qui che entra in gioco l’ingegneria nel trasformare la fiducia da promessa astratta a metodo concreto”.

  

Roma 10 giugno 2026

Comunicato stampa