Digitalizzazione e BIM: l'ingegneria italiana in transizione, ma a più velocità

Nel corso di un evento tenutosi ieri al CNI, è stata presentata un’indagine del Centro Studi dalla quale si evince che la maturità digitale degli ingegneri italiani è ancora disomogenea. L’interesse è diffuso, ma le competenze sono ancora frammentate. Forte il divario generazionale

La trasformazione digitale è ormai una realtà anche nel settore delle costruzioni. La gestione informativa assume un ruolo strategico anche nel nuovo quadro normativo delineato dal Codice dei contratti pubblici e dalle recenti Linee Guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A questo importante tema il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha dedicato un momento di riflessione ed approfondimento dal titolo “BIM e Gestione informativa delle Opere Pubbliche”, tenutosi ieri presso la sede del CNI. La giornata si è avvalsa della partnership della Fondazione CNI e dell’Agenzia Certing, oltre che della collaborazione dei Dipartimenti Centro Studi e Innovazione della Fondazione stessa.

I lavori sono stati preceduti dai saluti istituzionali di Angelo Domenico Perrini (Presidente del CNI), Carlo Raucci (Presidente del Dipartimento Innovazione della Fondazione CNI), Marco Ghionna (Presidente del Centro Studi della Fondazione CNI) e su Daniele Ricciardi (Presidente AssoRUP). Il confronto ha preso avvio dalla presentazione del primo rapporto nazionale del Centro Studi “La digitalizzazione e gestione informativa delle Opere Pubbliche e private in Italia”, promosso dal Gruppo di Lavoro BIM del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, con il supporto del GdL LLPP, del Dipartimento Innovazione della Fondazione CNI e del Centro Studi CNI. Giuseppe Maria Margiotta, Consigliere Segretario del CNI con delega al Centro Studi, nel ripercorrere la storia e l’attività di questo importante organismo, si è espresso così: “Una celebre frase di Luigi Einaudi recita così: ‘prima conoscere, poi discutere, poi deliberare’. L’attività del nostro Centro Studi segue questo principio. Prima lavoriamo per raccogliere i dati e le informazioni, quindi ci confrontiamo ed eventualmente, come CNI, deliberiamo. I dati e le statistiche servono a visualizzare meglio l’incomprensibile”.

Il documento presentato è stato il frutto di un'estesa indagine condotta presso gli ingegneri italiani, finalizzata a rilevare il livello di diffusione delle competenze digitali, della metodologia BIM, degli standard tecnici, delle certificazioni professionali e degli strumenti informatici a supporto della progettazione e della gestione delle opere. I risultati della ricerca sono stati alla base della riflessione sul livello di maturità digitale della professione e sulle prospettive di sviluppo del settore, evidenziando opportunità, criticità e fabbisogni formativi. Al sondaggio hanno partecipato complessivamente 3.793 ingegneri, di questi 2.278 hanno risposto integralmente alle domande formulate in quanto interessati al tema della digitalizzazione e gestione informativa delle opere pubbliche e private.

Dopo l’intervento di Massimiliano Pittau (Direttore Generale della Fondazione CNI) che ha illustrato le metodologie di indagine, Sandro Catta (Consigliere CNI con delega ai LLPP e al BIM), che ha anche coordinato i lavori, ha presentato i risultati del rapporto. Eccoli, in sintesi. L'85% circa degli ingegneri si dichiara molto o abbastanza interessato ai temi della digitalizzazione e della gestione informativa delle opere. L'interesse, però, non si traduce ancora in pratica diffusa: il 43,3% non ha mai lavorato, negli ultimi cinque anni, in ambiti legati al BIM. Sul fronte delle competenze, il quadro resta critico: solo il 7,1% degli ingegneri dichiara di possedere conoscenze BIM avanzate, mentre oltre il 71% si colloca su un livello frammentato (50,4%) o nullo (21,2%). Le differenze più marcate emergono per età anagrafica (le competenze avanzate scendono dall'11,9% degli under 40 al 3,9% dei 41-55enni, fino al 3% degli over 55) e per contesto organizzativo (nel settore privato/no profit la competenza avanzata raggiunge il 12,9%, contro il 3% del settore pubblico; tra gli studi associati/società è del 7,7%, contro il 4,5% degli studi individuali). Anche la conoscenza della normativa tecnica (UNI 11337) e degli standard internazionali BIM (IFC, BCF, bSDD, IDS) segue lo stesso schema: solo il 14,3% conosce nel dettaglio la UNI 11337, e gli standard più avanzati (BCF, bSDD, IDS) restano pressoché sconosciuti, con percentuali di utilizzo effettivo inferiori al 5%.

Il dato più significativo dell'indagine riguarda il divario tra la percezione dei vantaggi del BIM e la sua applicazione concreta, sia nelle opere pubbliche sia in quelle private. Solo il 16,7% degli ingegneri dichiara di essere stato coinvolto “spesso” o “sempre” in commesse BIM; il 51,6% non lo è mai stato. Gli ostacoli principali percepiti non sono di natura tecnologica ma organizzativa e di competenze, in particolare la carenza di competenze nelle Stazioni Appaltanti (56,7%). Il vantaggio principale percepito resta l'anticipazione delle decisioni progettuali (57,9%), seguito dal miglioramento della gestione dei cantieri (38,1%) e del costruito (34,3%). Solo il 42,8% del campione riconosce al BIM un valore trasversale, applicabile a qualsiasi tipologia di progetto: una quota rilevante lo associa ancora a opere di grandi dimensioni (20,8%) o a nuovi interventi (15,9%). L'indagine conferma in più sezioni che il ritardo non è tanto tecnologico quanto organizzativo e culturale: quasi la metà del campione (46,8%) non dispone di software per la modellazione BIM e il 60,4% non dispone di software per il controllo dei modelli.

Alla domanda su cosa serva per accelerare la transizione digitale, gli ingegneri indicano con chiarezza le priorità: formazione (82,2%) — la leva ritenuta più importante, trasversale a tutti i profili; sviluppo di procedure interne (58,1%); crescita della consapevolezza di proprietà/direzione (52,1%); acquisizione di hardware e software (45,3%) — significativamente meno prioritaria rispetto alle leve organizzative. Coerentemente, il 57,9% degli ingegneri ritiene che gli sforzi attualmente messi in campo dalla propria organizzazione non siano sufficienti a raggiungere una piena maturità digitale, e il 22,6% stima che serviranno più di cinque anni per arrivarci. Il soggetto da cui ci si attende il maggiore impegno sono in primo luogo i tecnici incaricati (fino al 76,6% tra i liberi professionisti in studi individuali), seguiti dalle committenze pubbliche (fino al 71,7% nel settore pubblico). Sandro Catta ha così commentato questi risultati. “I dati mostrano che spesso non esiste una reale conoscenza di questi strumenti – ha affermato -. Per questo leggo la questione della maturità digitale in forma leggermente pessimistica. Dalle interviste effettuate su un campione molto significativo degli ingegneri italiani risulta che nella fascia di età superiore ai 55 anni, appena il 3% possiede una conoscenza approfondita degli strumenti digitali. Questo individua un obiettivo duplice. Da un lato, spingere ancora di più sulla formazione specialistica nei confronti di chi dedica la sua attività al BIM. Dall’altro, procedere ad una attività di alfabetizzazione per colmare il deficit di conoscenza”.

La seconda sessione dei lavori è stata dedicata agli strumenti che oggi consentono una corretta implementazione della gestione informativa: la norma UNI 11337, la certificazione delle competenze degli Esperti BIM e le nuove Linee Guida ministeriali per la gestione informativa digitale delle stazioni appaltanti. Livio Izzo (Gruppo di Lavoro BIM del CNI) ha analizzato la norma UNI 11337 e il quadro tecnico nazionale della gestione informativa. Alberto Castori (Direttore Agenzia Certing) ha illustrato la certificazione delle competenze degli Esperti BIM di Certing. Pietro Baratono (Coordinatore Commissione BIM del MIT) ha parlato delle Linee Guida sulla gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti.

L'ultima parte del convegno ha offerto un taglio operativo, illustrando l'applicazione della gestione informativa lungo l'intero ciclo di vita dell'opera pubblica, dalla programmazione alla progettazione fino alla fase esecutiva, evidenziando il contributo che il BIM può fornire al miglioramento della qualità progettuale, dell'efficienza amministrativa, della trasparenza e del perseguimento del principio del risultato introdotto dal Codice dei contratti pubblici. Andrea Aiello (Gruppo di Lavoro BIM del CNI) si è soffermato sulla gestione informativa nella programmazione dell’opera pubblica. Dinora Quadretti (Gruppo di Lavoro BIM del CNI) ha trattato la gestione informativa in fase progettuale. Claudio Casalino (Gruppo di Lavoro BIM del CNI), infine, si è occupato della gestione informativa in fase esecutiva.

Roma 17 luglio 2026

Comunicato stampa

Allegato: Rapporto del Centro Studi CNI - La digitalizzazione e gestione informativa delle opere pubbliche e private in Italia