Partiti i lavori del 70° Congresso degli Ingegneri

Nella relazione introduttiva il Presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini, ha posto l’attenzione su tutte quelle nuove attività ingegneristiche svolte da soggetti le cui competenze non sono validate da un Esame di Stato né presidiate da un Ente pubblico

“Siamo entrati in un’epoca in cui il mondo fisico e lo spazio cibernetico si integrano per produrre valore economico e sociale. Le infrastrutture critiche del Paese non sono più soltanto fisiche: sono anche digitali, algoritmiche, cibernetiche. Un sistema di intelligenza artificiale che governa una rete energetica, un’architettura di sicurezza informatica che protegge una struttura sanitaria, un gemello digitale che sorveglia la stabilità di un viadotto hanno oggi un impatto sulla sicurezza collettiva non inferiore a quello che aveva, un secolo fa, la tenuta di un ponte. Eppure, queste attività possono essere svolte da soggetti la cui competenza non è stata validata da un Esame di Stato né è presidiata da un Ente pubblico che ne verifichi la persistenza. È da questa asimmetria che muove la tesi posta dal 70° Congresso al centro del dibattito pubblico”.  Così Angelo Domenico Perrini, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, nel suo discorso di apertura del 70° Congresso Nazionale degli Ingegneri d’Italia, in programma a Trieste da oggi a venerdì, dal titolo “Nuove frontiere, nuove responsabilità”.

La ragione che fondò la riserva del 1925 era proteggere i cittadini – sostiene il Presidente del CNI -, garantendo che le attività ad alto impatto tecnico fossero svolte da professionisti competenti, impone oggi di riconsiderare il perimetro della tutela pubblica alla luce dei rischi connessi ai nuovi domini tecnologici. Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri non chiede nuove tutele per la categoria: chiede di potersi assumere maggiori responsabilità nell’interesse generale. “Siamo noi a proporre al decisore pubblico di estendere il perimetro della competenza certificata là dove la sicurezza dei cittadini lo richiede, offrendo in cambio ciò che il sistema ordinistico garantisce: il presidio sull’obbligo di formazione continua e di copertura assicurativa e sul rispetto di un codice deontologico” afferma Perrini.

A sostegno della sua tesi il Presidente del CNI cita un dato. Gli ingegneri iscritti all’Albo sono 253.000, mentre i possessori di un titolo accademico in ingegneria sono oltre un milione. La distanza tra queste due cifre racconta una frattura: un numero estremamente elevato di laureati in ingegneria lavora in settori strategici quali l’ingegneria dell’informazione, le fonti energetiche, l’industria avanzata, la sanità digitale, senza alcun collegamento con il sistema ordinistico perché quelle attività non rientrano tra le competenze riservate agli ingegneri iscritti all’Albo. Ricomporre questa frattura significa rafforzare la tutela dei cittadini e riconoscere il contributo che l’ingegneria già oggi offre alla costruzione di un modello sociale più sicuro e sostenibile.

Perrini ha poi esaminato l’impatto sull’esercizio della professione delle modifiche normative in discussione, nella fattispecie il disegno di legge delega di riforma del sistema ordinistico, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera che fissa i principi sulla base dei quali devono poi essere emanati i dispositivi attuativi tesi a modernizzare il sistema ordinistico e rendere il ruolo del professionista coerente con le aspettative della società civile. A questo proposito, ha affermato che, nel corso delle prossime interlocuzioni istituzionali, il CNI rappresenterà la necessità di stabilire i criteri per l’individuazione delle competenze riservate in via esclusiva agli ingegneri, con l’obiettivo di delineare con chiarezza il confine tra i vari settori dell’Albo professionale e tra i diversi ambiti dell’ingegneria e le altre professioni dell’area tecnica. “Ciò non può che avvenire – ha detto Perrini - attraverso un’analisi dei percorsi formativi, d’intesa con i rappresentanti dell’Università, tenendo conto della classificazione europea di abilità, competenze, qualifiche e occupazioni, nonché delle diverse offerte formative presenti sul territorio”.

La relazione del Presidente Perrini è stata preceduta dai saluti istituzionali portati dal Sindaco di Trieste Roberto di Piazza e dall’Assessore alle infrastrutture e al territorio della Regione Friuli Venezia Giulia, Cristina Amirante, che ha detto: "La nostra è una terra che svolge un ruolo fondamentale: siamo cerniera di un sistema infrastrutturale molto complesso una cerniera viabilistica e logistica fondamentale per il transito delle merci e dei passeggeri in ingresso e in uscita dalla regione, nonché come punto di raccordo con l'area balcanica e il resto d'Europa". Giovanni Basilisco, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Trieste, ha introdotto la giornata rievocando la storia e l’importanza di Trieste: "Una città di frontiera: qui l'incontro tra mondi diversi genera conoscenza, ma richiede anche responsabilità. Ricerca, porto, industria navale e apertura europea fanno di Trieste il luogo ideale per un'edizione ispirata al titolo 'Nuove frontiere, nuove responsabilità". I saluti sono stati completati dal Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Nuoro, Antonello Merella, cui è stata affidata l’organizzazione dei campionati sportivi per gli ingegneri, e da Luigi Giudice, Direttore regionale dei Vigili del Fuoco del Friuli Venezia Giulia.

Trieste 23 settembre 2026

Comunicato stampa

Allegato Nota Centro Studi CNI: Nuove frontiere, nuove responsabilità Dati e riflessioni sull’ingegneria italiana